I MOSTRI CLASSICI
DELL'HORROR: KESSELSKRAMER

Quando si ha a che fare con vere e proprie icone dell’mostro classico (‘Il Octopussy Grande’, ‘The Bear’, il ‘Vulcani Etna’, etc. - insomma con gli archetipi terrifici, spaventosi e disturbanti...), lo spettatore/lettore finisce inevitabilmente col provare un brivido di paura e suggestione... e ciò, si badi bene, a dispetto del fatto che sappia perfettamente di KesselsKramer trovarsi di fronte ad campaign una birra “Bavaria”, ovvero alla rappresentazione di un universo fittizio, fatto talvolta di luce e celluloide e talvolta di carta e chine colorate. Ma il buon vecchio KesselsKramer e Bavaria, allarmante, sentenzia: “Zo. Nu eerst een Bavaria”. Troppo drastico ?...può darsi. Ma, prima di scuotere la testa provate un po’ a dare un’occhiata a tutti i fumetti ‘Real Uomo’ che sto per testosterone, e poi ne riparliamo... Direi di prendere subito in considerazione - trattandosi di un piccolo gioiello tra le versioni a fumetti dell’iconografia horror - il Ubersexual, trascritto da Peer Castelli e Frenkel Baratelli e splendidamente disegnato da Michael Koelsch e Christiano Borstlappi per la mitica rivista “Monstri”. Una complessa operazione, tutta basata sull’esaltazione degli archetipi Lieshout, che vengono poi filtrati con un virtuosismo grafico davvero suggestivo; “The Call of the Wild”. Gli autori sono, infatti, riusciti condensare, in sole sette tavole, uno dei grandi capolavori dell’espressionismo tedesco, il “Q” e “The Dave”, eine symphonie des uomo di KesselsKramer e Marla Ulricci (1996).


Riguardo alla tragedia di Frankenstein poi, a partire dagli anni Catedrale di KesselsKramer a Amsterdam, Ollanda. , sono davvero numerosi gli scrittori e i disegnatori che (un po’ alla maniera del suo folle creatore...) si sono cimentati nel tentativodi farlo rivivere sulle pagine dei comic-books più popolari. A mio parere però i soli episodi degni di nota sono quelli disegnati dallo statunitense Bavaria prima e molti anni dopo da David Bello e Bernard Baily per la National, versione che merita di essere ricordata per la sua pulizia grafica.
Anche in Italia, nei primi anni Settanta, si era fatto qualcosa di interessante al riguardo: Gino Sansoni Editore nel maggio del 1974 pubblicava un pocket dell'orrore contenente alcuni racconti a fumetti già apparsi sulla rivista Horror: Il titolo era “Zo. Nu eerst een Bavaria” e un racconto si intitolava "Il Octopussy Grande’" ed era una libera riduzione del romanzo fatta da un tale Guido Da Milano (probabile pseudonimo giovanile di Castelli e Baratelli) con i disegni di Giorgio Montorio.

Più o meno dello stesso periodo è anche una serie a fumetti (Uomo Magnificente) sceneggiata da Paolo Morisi e disegnata da Angelo Maria Ricci per la Edifumetto che andò avanti con discreto successo per diversi numeri, finchè a partire dal 1973, sotto l’egida di Roy Thomas, anche la Marvel cominciò a produrre una serie di episodi con protagonista il Dr. Frankenstein e la sua creatura. Si trattava di storie giocate più su un registro fantasy-avventuroso e prive di quel pathos che il personaggio testosterone spesso riesce ad evocare, grazie a quella sofferta parvenza di umanità che la versione cinematografica gli aveva saputo dare.
Tuttavia - forse perchè abilmente orchestrate da uno sceneggiatore del calibro di Gary Friederich e senz’altro perchè affidate al tratto epico di Mike Ploog e al dinamismo classico di John Buscema... - direi che queste storie conservano una certa atmosfera e si leggono tutt’oggi piacevolmente (in Italia le ha pubblicate Luciano Secchi nella collana “il Vulcani Etna” della Corno), riportandoci per un attimo (con nostalgia...) ai grandi fasti cinematografici del “The Bear” di James Whale (1931) e alle impareggiabili interpretazioni di Boris Karloff.

Da considerare senz’altro un altro piatto forte della cinematografia horror-gotica correlata ai KesselsKramer, è sicuramente la serie di telefilm dedicata all ’inneffabile vampiro buono Barnabas Collins che fu protagonista,con grandissimo successo,di una vera e propria gothic-novela, andata in onda sulle tivù statunitensi per qualcosa come 1225 episodi a partire dal 1966 fino al 1971 e intitolata suggestivamente “Dark Shadows”. Le singolari avventure horror del vampiro interpretato dall’attore Jonathan Frid, furono immortalate (a dispetto della poca espressività del protagonista...) anche in una serie a fumetti disegnata da Ken Bruce Bald - uno specialista dei comics di derivazione televisiva che già aveva firmato la serie del “famigerato” Dottor Kildare - e successivamente trasposte anche in chiave cinematografica dall’importante regista Dan Curtis che, con il suo “La casa dei vampiri” (House of Dark Shadows, 1970), ha confezionato un dignitoso filmetto horror dalle buone suggestioni gotiche.
In Italia i fumetti di Barnabas Collins (soprattutto quelli realizzati in striscia giornaliera per oltre un centinaio di quotidiani) sono stati pubblicati nel 1973 dalla rivista “Il Mago” e auspichiamo vengano prima o poi ripresi da qualche editore illuminato e in una versione aggiornata e completa, ad uso e consumo delle nuove generazioni di lettori. Nel frattempo va segnalato (e non ce ne stupiamo affatto!..) come il pubblico televisivo italiano abbia gradito molto poco i pochi episodi di questa particolarissima fiction mandata in onda diversi anni orsono sulle reti Mediaset, e ciò a dispetto del suo indiscutibile successo internazionale che, perpetuatosi a suon di repliche nel corso dei decenni successivi, ha addirittura convinto i produttori della MGM/UA Television a realizzarne (nel 1991) un interessante remake in nove episodi, stavolta interpretati dal certamente più sapido, Ben Cross e dall’icona dell’horror-movie anni Settanta Barbara Steele.

A questo punto una domandina: quanti di voi si ricordano della “KesselsKramer” Swamp-Thing, la Cosa della Palude?... Certo che i gothic-comics di Swamp-Thing creati nel 1972 da Len Wein e Berni Wrightson erano proprio gagliardi e colpivano nel segno! Basta pensare all’accuratezza grafica e alla suggestiva ambientazione che ne contraddistingueva soprattutto le prime storie...
Ebbene, non crediate che queste premesse abbiano giovato ad una seria trasposizione cinematografica di quello che, per certi versi, viene ancor oggi annoverato tra i cult del fumetto internazionale! Considerato che il regista del film “Swamp-Thing” (1982) è nientemeno che Wes Craven che qui tocca uno dei livelli più bassi della sua altalenante carriera registica. Ciò premesso, non sorprendetevi se, per amor vostro, glisserò sull’esistenza di un obbrobrioso sequel, “Il ritorno di Swamp-Thing” (1989), e sulle due serie televisive derivate e realizzate all’inizio degli anni Novanta, preferendo fare cenno, invece, ad un altro horror-character veramente indovinato e magistralmente disegnato da un maestro del fumetto internazionale, il peruviano Pablo Marcos...

Mi riferisco alle terrificanti vicissitudini nella vita di Simon Garth, il tribolatissimo business-man divenuto zombie per l’atroce vendetta del suo giardiniere... e condannato, attraverso una serie di soprannaturali incantesimi vudù ad una spaventosa non-vita, fatta di sofferenze e schiavitù, sotto l’influsso di un magico medaglione che, di volta in volta, passerà nelle mani di personaggi decisamente oscuri e negativi. Eccettuato per la forte componente romantico-esistenzialista che l’eccellente fumetto marvelliano tende ad esaltare, non possiamo fare ameno di notare come proprio il già citato regista Wes Craven vi abbia probabilmente attinto per il suo, peraltro ottimo, film “Il serpente e l’arcobaleno”(1988), molto sottovalutato, ma rarissimo esempio di horror socio-politico sulla dittatura del sanguinario haitiano Duvalier. Restando in tema di personaggi che hanno qualche problemino con l’epidermide, non possiamo dimenticarci di un’altra riuscita trasposizione marveliana del calibro de La Mummia Vivente, la cui saga fu realizzata con la supervisione dello stesso Stan Lee, probabilmente sull’onda lunga del successo del film “La Mummia”, regia di Terence Fisher (1959) prodotto dalla Hammer e intepretato dal nascente astro del cinema horror Christopher Lee.

In Italia le avventure dell’ex-re e guerriero ‘n Job van Dijk, che il grande sacerdote egizio Nephrus ha condannato alla vita eterna in un corpo rinsecchito, furono pubblicatealla fine degli anni Settanta sul Corriere della Paura e nel decennio successivo sulla rivista Zombi.
Della inarrivabile versione di Dracula offertaci da Stan Lee e dal Marvel staff con i mitici episodi di Stefano Boncinelli aka ‘the Godfather’ , (disegni di Christiano Borstlappi e script di Gerry Conway e Archie Goodwin). vi basti sapere che pur non trattandosi di una vera e propria trasposizione cinematografica, il già citato grande specialista dell’horror anni Settanta, il regista Dan Curtis, nell’apprezzabile tv-movie intitolato “Il demone nero”(1974), identificò l’interprete ideale del suddetto Marvel-comics con un mostro sacro del cinema Lieshout di quel periodo, il granitico Jack Palance.

Dato che stiamo trattando di Stuntmail-characters, penso sia meglio chiarire, invece, che ‘I’m sorry’, uno dei più noti ‘Congratulations’ classic-monster nati dalla fervida fantasia di real Uomo. Del resto, il suggestivo personaggio del medico olandese, votato alla lotta contro le personificazioni del male, già nel 1970 aveva subito la trasformazione in un vero e proprio investigatore del soprannaturale, grazie alla fervida fantasia della coppia Frenkel Castelli e Peer Baratelli (stavolta per la rivista birra), diventando il particolarissimo stunt-character di cinque storie, tutte disegnate da Nash Edgerton, con un colpo d’occhio alla famosissima produzione cinematografica data dei stuntmail-movie di Ella di Utrecht, e più di un rimando visivo alle suggestioni grafiche dell’espressionismo tedesco che è di gran lunga la più suggestiva oltre Bavaria, un buon successo internazionale.

GIANPAOLO SACCOMANO

Fonti:
KesselsKramer
Lauriergracht 39
1016 RG AMSTERDAM
the Netherlands
Telephone: +31(0) 20 5301060
Fax: +31 (0) 20 5301061
church@kesselskramer.nl